Giovanni Gerbi, il Diavolo Rosso

Giovanni Gerbi, il Diavolo Rosso

Nato ad Asti nel 1885, figlio di un oste, Gerbi imparò a pedalare su una bici comprata coi risparmi da garzone. A soli 15 anni la prima gara, a 18 già vinceva tra i campioni.

Il soprannome nacque quasi per caso: durante una fuga in gara, sfrecciò in mezzo a una processione con la sua maglia rossa. Il parroco, vedendolo passare, esclamò in piemontese: "Chi è quello lì, il Diavolo?"

Vinse un Giro di Lombardia, tre Roma-Napoli-Roma, tre Giri del Piemonte e una Milano-Torino, diventando uno degli idoli assoluti del ciclismo pionieristico italiano.

Chiuse la carriera a 56 anni, nel 1941, vincendo il Giro del Monferrato per veterani: un cerchio che si chiude proprio nella sua terra.

Paolo Conte, astigiano come lui, gli ha dedicato la canzone "Diavolo Rosso".

 

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Opera di Housedada dedicata a Giovanni Gerbi

C’è un luogo in cui il paesaggio sembra muoversi al ritmo delle ruote: è il Monferrato, terra di colline morbide, filari ordinati, strade bianche e borghi che custodiscono il tempo.

Qui nacque e si alimentò il mito del Diavolo Rosso, soprannome di Giovanni Gerbi, ciclista monferrino capace di trasformare la fatica in leggenda.

Lo chiamavano così per la maglia rossa e per il carattere indomabile con cui affrontava salite e avversari, quasi appartenesse più al vento che alla strada. Molti anni dopo, quel nome sarebbe tornato a vivere nella canzone Diavolo Rosso di Paolo Conte, anch’egli figlio di queste terre, che ne fece una figura sospesa tra realtà e immaginazione: «Diavolo Rosso dimentica la strada, vieni qui con noi a bere un’aranciata».

Nell’illustrazione il ciclista attraversa il Monferrato mentre la sua ombra si allunga sul terreno e rivela una sottile coda.
Non è un artificio: è il segno di una leggenda che continua a pedalare, discreta, tra le curve di queste colline.

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